Libia: a rischio le fasce più vulnerabili della popolazione - audio
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- Creato: 12 Aprile 2019
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Andrea De Angelis – Città del Vaticano
Mentre in Libia gli scontri tra i sostenitori di Haftar e di Sarraj non si fermano, anzi raggiungono l’apice come riferito dall’Onu che giudica quelli delle ultime 24 ore come “i più pesanti dallo scoppio delle ostilità”, si moltiplicano gli appelli al cessate il fuoco da parte delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea. Sul campo, organizzazioni umanitarie come Terre des Hommes, da sessant’anni in prima linea per proteggere i bambini dalla violenza e dallo sfruttamento, lavorano per interventi d’emergenza nei territori dove i conflitti rendono difficile anche garantire la sussistenza dei civili.
Bambini arruolati dalle milizie
“Ci sono bambini, minori arruolati dalle milizie per combattere negli scontri di questi giorni. In un simile scenario è ovvio e naturale che queste persone tentino di fuggire alla ricerca di un posto, di un porto sicuro”. Così Bruno Neri, responsabile dei progetti di Terre des Hommes in Libia, ai microfoni di Radio Vaticana Italia descrive uno degli aspetti più tragicI del conflitto nel Paese africano. “La situazione è critica – spiega – e anche i trasportatori di beni di prima necessità, di cibo hanno paura a recarsi nei luoghi dove il conflitto è più aspro”. Tra questi c’è sicuramente il campo di Qasr bin Ghasheer, che ospita circa 600 migranti.
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