Testimonianza ed ecumenismo

estonia
Un rendimento di grazie a Dio «per la fedele testimonianza di sacerdoti, religiosi e laici» dell’Estonia «di fronte alle persecuzioni, deportazioni e ostacoli di ogni genere » imposti «durante gli anni di occupazione e di dittatura»: con questa intenzione il cardinale Pietro Parolin ha celebrato martedì pomeriggio, 10 maggio, la messa nella cattedrale di Tallinn, durante il viaggio che sta compiendo nei Paesi baltici. Proveniente dalla Lituania, nella sera di lunedì 9 il segretario di Stato ha raggiunto la capitale estone.
Lo accompagna nella visita il nunzio apostolico Pedro López Quintana. E nella mattina di martedì, dopo aver deposto una corona al monumento ai caduti per la guerra d’indipendenza, ha avuto un pranzo di lavoro con il primo ministro estone Taavi Rõivas. Quindi si è recato al palazzo del Parlamento (Riigikogu), dove è stato ricevuto dal presidente dell’assemblea Eiki Nestor, poi ha incontrato il ministro degli Esteri Marina Kaljurand e infine ha avuto un colloquio con il presidente della Repubblica Toomas Hendrik Ilves. Agli appuntamenti protocollari sono seguiti quelli di culto: la preghiera ecumenica con i leader delle varie confessioni cristiane presenti a Tallinn e la successiva messa, concelebrata dal vescovo Philippe Jourdan, amministratore apostolico di Estonia, nella cattedrale cattolica intitolata ai santi Pietro e Paolo. E proprio prendendo spunto dalle parole di quest’ultimo agli anziani di Efeso — proposte dal brano liturgico degli Atti degli apostoli (20, 17-27) — il cardinale Parolin ha accostato «la testimonianza di fedeltà nelle sofferenze» di cui parla l’ap ostolo delle genti a quella offerta dalla comunità cristiana dell’Estonia durante gli anni bui del secondo conflitto mondiale e della guerra fredda. Sofferenze terminate solo venticinque anni fa, quando nel 1991 il Paese ha recuperato l’indip endenza. «Nello stesso anno — ha ricordato il porporato — sono riprese le relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e l’Estonia, che erano state interrotte dal 1940». E nel 1993 Giovanni Paolo II ha potuto visitarla. Nonostante ciò, ha però avvertito il celebrante, anche nella situazione attuale non mancano i problemi. «Oggi — ha detto — la vostra terra è libera. Tuttavia, la chiamata alla fedeltà e alla coraggiosa testimonianza è non meno rilevante. A causa della diffusa secolarizzazione, dell’indifferenza religiosa e, a volte, dell’ostilità malcelata verso i credi religiosi, che colpiscono molte regioni d’Europa, è ancora più pressante la necessità di una nuova evangelizzazione». Un invito, questo, rivolto in particolare alla comunità cattolica che in Estonia è minoritaria. «È quindi importante — ha sottolineato il segretario di Stato — che ogni membro faccia la sua parte nella diffusione del Vangelo» nella società. E in proposito ha ringraziato «i sacerdoti, i consacrati, le consacrate e i fedeli laici per il loro impegno nella Chiesa locale e per quello che stanno facendo per promuovere la missione della Chiesa universale, di cui beneficia la società nel suo complesso». Infine il cardinale Parolin ha messo in luce come l’opera di evangelizzazione abbia anche una connotazione ecumenica. «Ciò è particolarmente vero in questo Paese — ha spiegato — che ha una forte tradizione ortodossa e luterana. So che c’è un alto livello di contatto e di collaborazione tra i fedeli delle varie denominazioni e vi incoraggio a continuare a pregare insieme, a promuovere il dialogo e a cooperare in diverse iniziative per diffondere la fede e promuovere il bene comune, nello spirito del Vangelo». Del resto, ha concluso, «la divisione dei cristiani è contraria alla volontà di Cristo. Nel nostro impegno ecumenico, le sue parole dovrebbero sempre ispirare i nostri pensieri e le nostre azioni e incoraggiarci a continuare, anche quando sembra che non stiamo facendo progressi».

© Osservatore Romano - 11 maggio 2016