Il nostro futuro è dove siamo nati
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- Creato: 28 Luglio 2015
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BOSTON, 28. «La nostra regione è in grande difficoltà, sull’orlo della disperazione, ma noi, cristiani ortodossi, non siamo disperati. Nonostante la nostra sofferenza, siamo determinati a rimanere nella nostra terra, sappiamo dove è il nostro futuro.Abbiamo un grande ruolo da svolgere per la guarigione delle ferite e la ricostruzione». È quanto ha affermato il patriarca di Antiochia e di tutto l’Oriente, Giovanni X, facendo idealmente eco alle parole di Papa Francesco circa la liberazione di padre Paolo Dall’Oglio e dei due vescovi ortodossi rapiti il 22 aprile del 2013 da un gruppo di uomini armati vicino ad Aleppo, nel nord della Siria. Si tratta dei vescovi Youhanna Ibrahim e Paul Yazji, quest’ultimo fratello dello stesso pat r i a rc a . «Abbiamo metropoliti e sacerdoti — ha detto Giovanni X che si trova a Boston, negli Stati Uniti, per l’annuale convention della Chiesa ortodossa d’Antiochia e di tutto l’O riente — che sono stati rapiti da più di due anni in un silenzio internazionale sospettoso e vergognoso». Ci sono «sacerdoti, monaci, suore, persone e martiri — ha continuato — il cui unico crimine è quello di mantenere vivo il cuore del cristianesimo. Noi rimaniamo nella nostra terra perché siamo sempre stati lì». Il patriarca ha parlato anche delle violenze subite: «Centinaia di persone sono state uccise. Decine di nostre chiese sono state saccheggiate e distrutte. Migliaia e migliaia di nostre icone e manoscritti sono stati bruciati, o venduti sul mercato illegale ». E ha aggiunto: «Noi non siamo nati per essere rifugiati in terre straniere. Non siamo fatti per essere umiliati». Nonostante queste sofferenze, ha proseguito, «la nostra volontà è forte, la nostra determinazione è assoluta. Noi restiamo nella nostra terra e svolgiamo un ruolo di primo piano nel futuro della regione. Ma per fare questo abbiamo bisogno del vostro aiuto. Abbiamo bisogno dell’aiuto degli Stati Uniti, e degli altri amici e potenze di tutto il mondo, per aprire canali di dialogo, mettere a tacere i tamburi di guerra ». E concludendo il patriarca ha detto: «Uniamo le nostre menti e i nostri cuori e agiamo con urgenza»; «il luogo di nascita delle grandi religioni del mondo sta cadendo a pezzi. Oggi grida aiuto, non solo perché ne ha bisogno, ma perché lo merita».
© Osservatore Romano - 29 luglio 2015