Il patriarca Laham dopo il rapimento in Siria di padre Jallouf e di una ventina di fedeli
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- Creato: 08 Ottobre 2014
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DAMASCO, 8. «Il mondo deve essere contrario a questi estremisti che commettono violenze e costituiscono una minaccia per tutti. Musulmani e cristiani devono manifestare una ferma condanna. È essenziale un’unità di intenti con l’islam e il mondo arabo». È quanto afferma Gregorios III Laham, patriarca di Antiochia dei Greco-Melkiti, commentando il sequestro del religioso francescano Hanna Jallouf, di 52 anni, e di una ventina di fedeli cristiani, avvenuto nella notte fra il 5 e il 6 ottobre in Siria. Martedì mattina, attraverso un comunicato ufficiale, la Custodia di Terrasanta ha confermato il rapimento del religioso e di una ventina di fedeli, prelevati dai miliziani jihadisti del fronte al-Nusra nel villaggio di Knayeh, nella valle dell’Oronte, nel nord del Paese, nei pressi del confine con la Turchia. Secondo fonti della comunità cristiana locale, padre Hanna è stato rapito assieme ai suoi parrocchiani dopo una sua recente visita al tribunale islamico, dove si era recato per denunciare vessazioni e soprusi subiti nelle ultime settimane dalle suore del locale convento da parte delle brigate di islamisti che spadroneggiano nell’area sottratta al controllo del governo di Damasco. Negli ultimi tempi infatti le espropriazioni e i saccheggi nella zona si sono intensificati e hanno finito con il coinvolgere la comunità di religiosi. I gruppi armati avevano sequestrato il raccolto delle olive e avevano iniziato ad accampare pretese sullo stesso edificio che ospita il convento. A quel punto, il parroco francescano si è recato al tribunale islamico allo scopo di denunciare le vessazioni. Pochi giorni dopo, è scattata la spedizione della brigata che ha sequestrato lui e i suoi parrocchiani. La Custodia di Terrasanta ha spiegato che, fortunatamente, le suore presenti nel convento sono riuscite a fuggire e «hanno trovato rifugio in alcune case del villaggio». I francescani hanno rivolto un invito a pregare per il religioso, parroco della locale comunità, per i suoi fedeli e per «tutte le altre vittime di questa guerra tragica e senza senso». Il patriarca di Antiochia dei Greco-Melkiti ha condannato fermamente il rapimento e ha invitato cristiani e musulmani a fare fronte comune contro «una minaccia che riguarda tutto il mondo». E ha esortato a «tenere duro, a non avere paura e a nutrire un sentimento di speranza che aiuti a superare questa difficile situazione». Il villaggio di Knayeh è rimasto a lungo sotto il controllo dei miliziani dello Stato islamico (Is), che avevano imposto numerose restrizioni ai cristiani fra cui la rimozione delle croci sopra le chiese, il divieto di suonare le campane, la copertura delle statue e anche l’obbligo per le donne di coprirsi con il velo islamico.
© Osservatore Romano - 9 ottobre 2014