La religione è per l'unità

europa“La Chiesa e il CdE condividono le medesime preoccupazioni di fronte all’attuale crescita di fenomeni di violazione della libertà religiosa nei Paesi europei che sfociano spesso in veri e propri atti di violenza, estremismi, discriminazioni, in particolare, nei confronti dei cristiani”. È quanto si legge nel comunicato finale, diffuso oggi, dell’incontro, svoltosi a Strasburgo (5-7 marzo), sede del Consiglio d’Europa (CdE), dei presidenti di nove Conferenze episcopali del Sud-Est Europa (Albania, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Grecia, Romania, Conferenza episcopale internazionale Santi Cirillo e Metodio, Turchia, insieme all’arcivescovo di Cipro dei Maroniti e al vescovo di Chisinau della Moldova). I presuli hanno accolto l’invito dell’osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa, mons. Aldo Giordano, a incontrarsi a Strasburgo “per approfondire la loro conoscenza delle istituzioni europee, discutere e condividere insieme ad alcuni funzionari delle istituzioni di Strasburgo la comune preoccupazione per il vero bene, spirituale, politico e sociale delle persone del continente”.

Libertà religiosa. “Questi fenomeni – si legge – attentano alla stabilità delle società europee e minano il diritto di ogni cittadino di scegliere e praticare liberamente la propria religione. In questo senso, la Chiesa spera che il Consiglio si faccia sempre più promotore della tutela della libertà religiosa”. Nel comunicato i vescovi affermano di “guardare con attenzione il rinnovato interesse del CdE per la dimensione religiosa dei suoi cittadini. Sembra emergere sempre di più il ruolo della religione, non come causa di problemi, ma quale fautore di coesione sociale”. Da alcuni anni, il CdE ha infatti messo in atto un dialogo con le comunità religiose del continente. I vescovi “plaudono al desiderio del Consiglio di rendere regolare questo dialogo, pur esprimendo alcune riserve e preoccupazioni sull’efficacia di incontri tra comunità e convinzioni religiose molto diverse tra di loro”.

Rilevanza pubblica delle religioni. Il comunicato finale mette in evidenza la rilevanza pubblica delle religioni come dimostra “l’aumento considerevole dei ricorsi su temi legati alla dimensione religiosa”, che giungono alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Si tratta, si legge nel comunicato, “di ricorsi cha vanno dalla possibilità di esprimere pubblicamente la propria appartenenza e convinzione religiosa, al riconoscimento legale di enti religiosi, specie della Chiesa cattolica in numerosi Paesi del Sud-Est dell’Europa”. Da qui il riconoscimento da parte dei vescovi “dell’importanza di accompagnare il lavoro dei funzionari europei, tutelando in particolare che il loro legiferare sia sempre ispirato da valori condivisi e riconosciuti”.

Riconciliazione, vita e famiglia. Tra gli altri temi richiamati nella dichiarazione finale spicca quello della “riconciliazione, nella carità e nella giustizia”, “una priorità che le Chiese del Sud-Est Europa devono ricercare e promuovere” finalizzata non solo “al perdono di un passato di divisione e di conflitto ma anche alla cooperazione”. Nel corso dei vari dibattiti sono state poste ai rappresentanti del CdE altre domande quali: la possibilità che la vita non ancora nata possa avere le stesse possibilità di difesa che riceve ogni altra persona e il diritto e la difesa della famiglia”.

Una “Messa per l’Europa”. A Strasburgo, i vescovi hanno incontrato vari responsabili del Consiglio, tra cui la direttrice generale dei programmi, Gabriella Battaini-Dragoni; il giudice Jean-Paul Costa, già presidente della Corte europea dei diritti dell’uomo, il presidente della Commissione di Venezia, Gianni Buquicchio, Giovanni Battista Celiento, denior evacuato, e László Surján, vicepresidente del Parlamento europeo. Il Consiglio d’Europa, nato nel 1949, è l’organizzazione politica più antica del continente e svolge un ruolo importante nel processo di unificazione dell’Europa, patrocinando i valori dei diritti umani, della democrazia e del primato del diritto (stato di diritto). Oggi, il Consiglio sta vivendo un tempo di grandi riforme, rimettendo al centro del suo operato i valori alla base della sua costituzione. Il 7 marzo, i presidenti hanno partecipato alla “Messa per l’Europa”, organizzata dalla missione permanente della Santa Sede in collaborazione con l’arcidiocesi di Strasburgo. La celebrazione è stata presieduta dall’arcivescovo locale, Jean-Pierre Grallet, e l’omelia è stata tenuta dall’osservatore permanente, mons. Aldo Giordano.

© www.agensir.it - 8 marzo 2012