Senza la religione non si può
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- Creato: 13 Febbraio 2015
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di BARTOLOMEO Il dialogo interconfessionale, la consapevolezza ambientale e la cultura di solidarietà sono responsabilità che dobbiamo avere non soltanto verso la generazione presente. Le generazioni future hanno diritto a un mondo libero da fanatismo e violenza, non corrotto da inquinamento e devastazioni naturali, a una società che sia luogo di solidarietà. Si dice spesso che gli ultimi due secoli sono stati un tempo di lotta per la libertà e l’uguaglianza. Questo deve diventare un tempo di fratellanza e di solidarietà.
Tuttavia, ciò non è possibile senza il contributo della religione. Possiamo dunque capire quanto sia grave l’errore di quei pensatori moderni che hanno sottovalutato o rifiutato il fenomeno religioso, l’errore di coloro che sono stati ciechi dinanzi al dinamismo della religione, alla cultura che ha creato, al contributo che ha dato alla pace e al suo immenso impatto sociale. Hanno identificato con facilità, ma erroneamente, gli aspetti negativi della religione, come la violenza nel nome di Dio, con la sua vera essenza. Gli intellettuali progressisti sono in qualche modo accusati di aver indirettamente rafforzato gli eccessi fondamentalisti nella religione, poiché hanno tolto importanza alla fede e alle pratiche religiose. L’esplosione fondamentalista è spesso una reazione contro un’offesa alla fede. Il dialogo o l’apertura sono l’antidoto al fondamentalismo. Sono atto e fonte di una maggiore solidarietà. L’apertura all’“a l t ro ” non minaccia la nostra identità particolare. Al contrario, la rende più profonda e l’arricchisce. L’apertura resiste sia al fanatismo sia all’accettazione di tutto, al nichilismo del “va bene tutto”. Afferma la pluralità e lo scambio interculturale. Ovviamente tutto dipende dal nostro atteggiamento verso il pluralismo e l’alterità. Il pluralismo è un’opportunità piena di speranza e una sfida positiva. La paura della diversità e dell’alterità porta a rinchiudersi nei confini della propria cultura particolare e, di conseguenza, al fondamentalismo. Un’altra grande sfida per le religioni, oggi, è il movimento per i diritti umani. I diritti umani moderni affermano di fungere da valori fondamentali comuni, da criterio umanistico universale. Se le religioni si avvicinano ai diritti umani in spirito di apertura, scopriranno in essi parte dei propri principi di base e valori essenziali. Le religioni potranno così contribuire a una comprensione più profonda dei diritti umani, dei loro elementi normativi e dei loro limiti. Un tale atteggiamento offre alle religioni l’opportunità di promuovere la propria etica tradizionale nel suo contenuto corretto e di mettere in evidenza la dimensione religiosa della libertà. Dopotutto, la storia della libertà non comincia con la storia dei diritti umani moderni. Cari studenti dell’Università di economia di Izmir: guardare nei vostri occhi significa attingere incoraggiamento, ispirazione e speranza per un futuro luminoso. Distinti professori: il vostro sacro compito è di trasmettere agli studenti lo spirito di apertura. Sono loro che avranno la responsabilità dei valori sociali, della religione e della cultura, della libertà e della giustizia, del rispetto dell’alterità, della solidarietà con il creato e con l’umanità. L’educazione può offrire la visione di una cultura di partecipazione e di condivisione, di esistenza e di coesistenza, di vita come comunione.
© Osservatore Romano - 14 febbraio 2015