Cristo non può essere diviso

croce-cristianidi RICCARDO BURIGANA

«Cristo non può essere diviso»: questo il tema della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani del 2014, che in molti Paesi dell’emisfero australe, dal Brasile alla Nuova Zelanda, passando dal Sud Africa e dall’Australia, è stata celebrata dal 1° all’8 giugno. La scelta di queste date, in alternativa al 18-25 gennaio, si fonda su una tradizione ecumenica che pone l’accento sulla centralità della Pentecoste come modello dell’unità della Chiesa nella diversità. La celebrazione ecumenica della Pentecoste vuole essere così un segno dell’impegno condiviso nella missione dell’annuncio di Cristo secondo il racconto degli Atti degli Apostoli.
Tanto che in alcuni Paesi si è deciso di far iniziare la Settimana di preghiera con la celebrazione della Pentecoste, come è il caso dell’Argentina e del Cile, dove le iniziative ecumeniche avranno termine il 15 giugno. Nei Paesi dove si è già celebrata la Settimana, numerosi sono stati gli incontri, i momenti di condivisione, i gesti di fraternità, spesso vissuti in una dimensione locale, che manifesta quanto sia radicato il cammino ecumenico nelle comunità dove si fa l’esperienza quotidiana di quanto siano uniti i cristiani. In Brasile la Settimana è stata anche un’o ccasione per manifestare un sostegno economico a favore delle tante realtà cristiane che vivono in una situazione di precarietà materiale: le offerte raccolte sono state un segno dell’impegno delle persone a vivere il cammino ecumenico come un tempo speciale di condivisione. Nel commentare la prima lettera ai Corinzi, riprendendo anche le parole dei cristiani canadesi che hanno preparato il Sussidio per la Settimana di preghiera, il Conselho Nacional de Igrejas Cristãs do Brasil (Conic) ha posto l’accento proprio sulle ricchezze che nascono da una pluralità di tradizioni culturali e linguistiche che si riflettono su come vivere e testimoniare la fede in Cristo, superando divisioni e pregiudizi. Per questo, in molti casi, gli incontri di preghiera sono stati dei momenti nei quali si è riflettuto sul fatto che i cristiani sono chiamati a trasformare la realtà per costruire un mondo migliore nella ricerca del rispetto della dignità umana, che passa attraverso la costruzione dell’unità visibile della Chiesa. In Brasile, dove la Conferenza dei vescovi brasiliani è membro del Conic, la Settimana di preghiera è stata, in qualche caso, anche occasione per una riflessione sullo stato del rapporto tra il dialogo ecumenico e il dialogo interreligioso e sulle difficoltà di dialogo tra i cristiani, soprattutto con quelle comunità fondamentaliste che mantengono una posizione di rifiuto al dialogo, mentre non sono mancati commenti, talvolta fortemente critici per le scelte operate nella gestione delle risorse economiche riguardo agli imminenti campionati mondiali di calcio. In Uruguay, dove il Consiglio delle Chiese cristiane è nato nel 1998, la Settimana è stata caratterizzata soprattutto da momenti di preghiera, con la partecipazione di cattolici, anglicani, metodisti. Mentre in Bolivia sono stati pensati anche degli incontri per favorire una migliore conoscenza tra le diverse comunità cristiane del Paese. Si tratta di un cammino che sta muovendo i suoi primi passi con l’intento di promuovere preghiere comuni per riaffermare la centralità della missione nella società boliviana e al tempo stesso di rimuovere i pregiudizi che hanno accentuato le divisioni. In Sud Africa le parole di san Paolo sull’unità di Cristo sono state l’occasione per riaffermare il ruolo dei cristiani nella creazione di percorsi di riconciliazione, a ogni livello, così da favorire l’accoglienza dell’altro e la lotta alla violenza. Il South Africa Council of Churches, articolato in nove consigli regionali, del quale fa parte la Conferenza episcopale del Sud Africa insieme ad altri 26 membri, ha molto insistito sulla necessità di pregare insieme, ogni giorno, per esprimere, in modo inequivocabile, la volontà di proseguire nel cammino di condivisione delle diverse tradizioni che caratterizzano il cristianesimo nel Paese. In Australia, dove il sussidio preparato dai cristiani canadesi è stato arricchito da una riflessione del National Council of Churches (Ncca), così come in Nuova Zelanda, si è insistito sulla riconciliazione tra i cristiani e tra le culture. Qui la Settimana è stata vissuta come una tappa per rafforzare la conoscenza di cosa già unisce i cristiani e per chiedere l’aiuto al Signore per individuare i nuovi passi da compiere. Durante la Settimana è anche iniziato l’incarico di segretario generale del Ncca del padre copto ortodosso Shenouda Mansour, che, durante una cerimonia pubblica a Sydney, ha ricordato quanto i cristiani possono e devono fare per la pace, rivolgendo un pensiero particolare alla situazione in Medio oriente. Il pellegrinaggio del Papa in Terra santa e il suo invito per un dialogo di pace in Vaticano, sono stati citati, a più riprese, in Australia, come negli altri Paesi, negli incontri ecumenici della Settimana, sottolineando la gioia e la speranza che il Pontefice testimonia nel suo impegno per la costruzione visibile dell’unità della Chiesa.

© Osservatore Romano - 11 giugno 2014