Insieme per la pace
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- Creato: 08 Maggio 2014
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«I popoli di Paesi» e di aree «in situazioni di guerra sono nelle nostre preghiere quotidiane». Lo ha assicurato il patriarca Karekin II nel discorso rivolto a Papa Francesco all’inizio dell’incontro. Il Catholicos di tutti gli Armeni si è riferito espressamente all’Ucraina, al Medio Oriente e alla Siria, «che è una delle culle del cristianesimo e per molti anni è stata il luogo della coesistenza pacifica tra musulmani e cristiani». In proposito ha ricordato quei territori in cui i «conflitti armati portano dolore e sofferenza ai popoli, seminando perdite umane, accrescendo i loro bisogni vitali e la povertà» e ha ribadito la propria severa condanna di ogni guerra e di quegli «atti di terrorismo che osteggiano la pace nel mondo». Atti, ha ribadito, «assolutamente contro la volontà dell’Altissimo», perché come dice san Paolo: «Dio non è un Dio di disordine, ma di pace» (1 Corinzi, 14, 33). Andare con il pensiero ai popoli che ancora oggi sperimentano la tragedia della guerra è sembrato quasi naturale per un incontro che, ha notato il Patriarca, si svolgeva in concomitanza con le celebrazioni che riguardano tutte le nazioni nelle quali l’8 e il 9 maggio si rievoca «la vittoria sul grande male mondiale del nazifascismo». Purtroppo però, ha sottolineato il Patriarca supremo, «l’umanità, testimone delle violenze e crudeltà delle due guerre mondiali, non è ancora riuscita a liberarsi dei disastri delle guerre, delle catastrofi umanitarie e ambientali, delle crisi politiche ed economiche». In precedenza, rivolgendosi a Papa Francesco come a un «amato fratello in Cristo», aveva reso grazie al Signore «che con la sua volontà misericordiosa» ha ancora una volta offerto «l’opportunità di rinnovare, con questo abbraccio, simbolo della carità di Cristo e dell’amore e della fraternità che Dio ha accordato alle nostre Chiese, la cooperazione che le unisce per rispondere agli imperativi della nostra epoca». Dopo aver salutato il Pontefice con le parole del libro dei Salmi: «Com’è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme» (132, 1), Karekin II ha rievocato la messa per l’inizio del ministero petrino di Francesco, alla quale aveva assistito con il presidente della Repubblica di Armenia e rappresentanti delle Chiese sorelle. «Da quel giorno — ha detto — è trascorso del tempo importante. Abbiamo avuto la letizia di seguire l’attività che in tutti i campi Sua Santità, con la forza donatagli da Dio, come un vero pastore coraggioso, svolge senza riserve». E non solo per il bene della Chiesa cattolica, ma anche per la causa della «fede cristiana in tutto il mondo» e per il consolidamento di valori religiosi e morali, per la difesa dei diritti dell’uomo e per la pace. Ha poi evidenziato l’attenzione particolare che Papa Bergoglio «manifesta verso la gioventù» e la sua «sollecitudine verso i poveri e gli ultimi, toccando l’anima degli uomini e ravvivando l’a m o re verso la Chiesa di Gesù Cristo». Quindi ha fatto notare che anche l’antica Chiesa armena «fondata dagli apostoli, sconvolta dal vortice ateista dell’Unione Sovietica», instancabilmente e con rinnovato impegno «si consacra alla missione che le è stata affidata dal Signore nel Paese dell’Ararat biblico e nelle vite del proprio popolo disperso in tutte le parti del mondo». In particolare anch’essa riserva «una grandissima importanza e presta un’enorme attenzione al lavoro con la gioventù, all’educazione spirituale e morale delle giovani generazioni, e al servizio dei poveri e dei s o f f e re n t i » . Karekin II si è poi detto felice che la Chiesa Armena, superate «molte sfide», sia riuscita a porre in essere «numerosi begli esempi di collaborazione con la Chiesa cattolica». Del resto i legami bilaterali hanno antichissime radici storiche e le relazioni «sono diventate ancora piu feconde grazie a patriarchi come Gregorio III Pahlavuni e Nerses il Grazioso, e a Papi come Innocenzo II e Anastasio IV». Inoltre «queste relazioni continuano a svilupparsi in diverse maniere» ancora oggi. «I nostri rapporti — ha aggiunto — si arricchiscono grazie alle visite reciproche dei capi delle nostre Chiese e alla collaborazione delle Chiese a livello diocesano e parrocchiale, con la realizzazione comune di programmi educativi e caritativi». Infine il Catholicos ha accennato ai giovani religiosi armeni che hanno perfezionato i loro studi negli istituti della Chiesa cattolica e che oggi servono con devozione la loro Chiesa, e al dialogo teologico fra le venerabili Chiese ortodosse orientali e la Chiesa cattolica.© Osservatore Romano - 9 maggio 2014