Il pluralismo è una ricchezza

luce-ecumenicadi RICCARDO BURIGANA

La nostra spiritualità e la nostra preghiera devono essere sempre più ecumeniche per creare legami e ponti, così da celebrare ciò che già unisce i cristiani: dobbiamo riconoscere i doni e il patrimonio teologico-spirituale di ogni comunità. I cristiani devono aprirsi alla condivisione e alla complementarietà, vivere le differenze come una ricchezza e il pluralismo come una sfida per l’evangelizzazione»: con queste parole monsignor Roberto Francisco Ferrería Paz, vescovo di Campos, si è rivolto a tutti i cristiani brasiliani per esortarli a vivere, con particolare partecipazione, la settimana di preghiera per l’unità che si celebra, in Brasile, come in altri Paesi dell’emisfero australe, nella settimana che conduce alla Pentecoste, dal 12 al 19 maggio, anziché dal 18 al 25 gennaio, come nel resto del mondo. La scelta di celebrare la settimana di preghiera prima di Pentecoste risale agli anni Venti del secolo scorso quando, soprattutto per iniziativa di alcune comunità evangeliche, si volle porre l’accento sul momento fondativo della Chiesa, quando i cristiani avevano vissuto, secondo la testimonianza neotestamentaria, il dono dell’unità nella diversità. In Brasile questa tradizione si è venuta consolidando, grazie anche all’opera del Conselho Nacional de Igrejas Cristãs do Brasil (Conic), del quale fa parte anche la Conferenza episcopale, che si è impegnata a rendere la dimensione ecumenica della fede cristiana parte centrale della vita quotidiana delle comunità; si tratta di un’azione che appare quanto mai necessaria di fronte al proliferare di fenomeni di sincretismo religioso che spesso fanno ricorso al termine «ecumenismo» con un’accezione radicalmente diversa da quella che si è venuta formando dalla Conferenza mondiale missionaria di Edimburgo (1910) e che la Chiesa cattolica ha pienamente accolto con la celebrazione del concilio Vaticano II. Proprio alla luce della situazione religiosa brasiliana, monsignor Ferrería Paz ha sottolineato l’importanza di promuovere il «vero ecumenismo», annuncio di Dio che non si impone con la forza ma è in grado di favorire il dialogo tra le persone a partire dalla trasmissione della fede, base dell’evangelizzazione comune; i cristiani sono chiamati a manifestare la loro volontà di annunciare la buona novella, ponendosi al servizio della causa dell’unità per promuovere la rimozione degli scandali della divisione, attraverso la riconciliazione, nella riscoperta della dimensione trinitaria del battesimo che essi hanno ricevuto. La Pentecoste indica la strada sulla quale i cristiani devono muoversi, secondo il modello dell’unità dei discepoli di Cristo. Per il vescovo di Campos i cristiani devono essere capaci di andare oltre quanto già è stato fatto «con gesti di ospitalità, di amicizia, di comprensione fraterna» per approfondire ulteriormente la comunione. In America latina sono numerose le iniziative ecumeniche che animano la settimana di preghiera. Il passo del profeta Michea (6, 8-10), scelto come testo guida quest’anno, diventa l’occasione per una riflessione sul ruolo dei cristiani nella lotta a ogni forma di discriminazione, recependo così una delle idee forti del sussidio preparato dal Consiglio delle Chiese cristiane dell’India. In America latina la settimana viene celebrata a partire da Pentecoste, come nel caso della Colombia, dove i cristiani sono invitati a pregare insieme dal 19 al 26 maggio «per rafforzare l’unità e il dialogo ecumenico» come forma di riconciliazione e riaffermazione della condanna della violenza. Anche a Quilmes, in Argentina, si svolge nello stesso periodo, con una celebrazione ecumenica, il 22 maggio, che vede la partecipazione della diocesi locale, degli evangelici del Rio de la Plata, dei metodisti, degli anglicani e dei riformati argentini. In Australia la commissione Faith and Unity del National council of Churches, del quale fa parte anche la Chiesa cattolica, offre per l’evento indicazioni dalle quali emerge la centralità dell’impegno dei cristiani a farsi portavoce contro la discriminazione e la violenza: un impegno che da anni caratterizza il movimento ecumenico in Australia, particolarmente impegnato nell’accoglienza dell’altro e nel rispetto delle singole tradizioni. Per questo, solo per fare un esempio, a Sydney ampio spazio verrà dato alla celebrazione di momenti di preghiera e a incontri di riflessione sull’importanza di vivere l’unità della Chiesa partendo dal riconoscimento della necessità di rimuovere divisioni e contrapposizioni, così da poter essere testimoni credibili nella lotta a ogni forma di sperequazione sociale, foriera di violenza e in grado di annullare la dignità della persona umana.

 

© Osservatore Romano - 13-14 maggio 2013