Più dell’estremismo può la secolarizzazione
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- Creato: 12 Gennaio 2017
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Il Forum cattolico-ortodosso promosso dal Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa da Parigi CHARLES DE PECHPEYROU
Da alcuni giorni visitatori inusuali si aggirano per i corridori centenari della sede delle Missioni straniere a Parigi, nel cuore stesso della capitale francese. Al posto dei discreti seminaristi, maestose figure in nero camminano accanto a tonache filettate. È in effetti qui che il Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (Ccee) ha organizzato il suo quinto forum europeo cattolico-ortodosso, per parlare del timore suscitato dalla minaccia del terrorismo fondamentalista nel vecchio continente.
Al termine dei lavori, alla vigilia della pubblicazione del messaggio finale, si è tenuta una celebrazione comune nella cattedrale di NotreDame, il cui momento culminante è stata la venerazione eccezionale della santa Corona di spine da parte dei partecipanti al forum, alla presenza delle autorità diocesane di Parigi. Nel pullman che li ha portati dalla sede delle Missioni straniere alla cattedrale, uno dei più insigni ospiti dell’incontro, il metropolita Ilarione di Volokolamsk, in rappresentanza del patriarcato di Mosca, ha tenuto una conferenza stampa improvvisata davanti a un gruppetto di giornalisti. Alla domanda del nostro giornale sul modo in cui le diverse confessioni cristiane possono reagire alla paura dell’islamismo che si sta diffondendo in Europa, il prelato ortodosso ha risposto citando anzitutto il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. «Quando era vescovo in Svizzera, diceva che non bisognava temere un islam forte, ma un cristianesimo debole», ha ricordato il metropolita di Volokolamsk. «Penso che se ci mostriamo forti come cristiani, non c’è motivo di temere l’islam, perché la nostra identità cristiana ci dà la forza che viene direttamente da Dio». Inoltre, a suo avviso, «la secolarizzazione si sviluppa nei paesi europei in cui la società è debole, dove non ci sono valori per i quali le persone sono pronte a dare la vita. Poiché non si è pronti a sacrificare la propria vita per valori secolarizzati, si perde la battaglia», ha ammonito Ilarione, convinto che «solo se riconosceremo di nuovo le nostre radici e la nostra identità cristiane, saremo sufficientemente forti per affrontare le sfide attuali». «Non è negando Dio che si eviteranno le tensioni; al contrario, la secolarizzazione indebolisce la vita sociale e dà origine a un’i n s i c u re z z a ancora più grande», aveva dichiarato alcuni giorni prima il cardinale Péter Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest, e già presidente del Ccee, nella grande sala riunioni delle missioni straniere di Parigi. Il vescovo di Cluj-Gherla, in Romania, monsignor Florentin Crihălmeanu, aveva a sua volta messo in guardia l’Europa dall’«illusione di trovare nel relativismo morale la chiave di una coabitazione pacifica per una società divisa e priva di un progetto comune». Di fatto, a suo parere, «la tendenza di criticare e relativizzare tutto porta ad altri fondamentalismi». «Di fronte a una falsa neutralità che cerca di marginalizzare la Chiesa e vuole fare della religione una questione puramente privata, i cristiani devono promuovere un pluralismo autentico, dove siano accettati come interlocutori, oltre alle Chiese cristiane, anche l’ebraismo e l’islam», aveva dichiarato da parte sua il metropolita Atenagora del Belgio. «Quello che dobbiamo temere — ha aggiunto — è la paura stessa, non i terroristi. Una società costruita sulla paura, sul sospetto e sulla diffidenza, è votata al collasso». La capacità di una società di resistere a questa spirale dell’odio e della paura dipende, in larga misura, «dal sangue freddo dimostrato dai responsabili politici e religiosi», aveva affermato il cardinale André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, presente all’apertura del Forum. Per il porporato, poiché «la richiesta di protezione è una manifestazione del ricorso alla figura paterna da cui ci si aspetta sicurezza di fronte al pericolo», le Chiese cristiane, più degli altri organismi sociali, sono chiamate a diventare «esempi pedagogici nella gestione del terrore e della paura».
© Osservatore Romano - 13 gennaio 2017