Stesse stelle per islamici e cristiani
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- Creato: 09 Gennaio 2015
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di MARCELLO FILOTEI Le password utilizzate dal direttore della Radio vaticana e della Sala stampa della Santa Sede sono nomi di stelle, rigorosamente in arabo. L’informazione, inutile per chi voglia tentare di forzare il computer di padre Federico Lombardi essendo migliaia gli astri scoperti da scienziati musulmani, aiuta invece a riflettere sulle affinità tra islam e cristianesimo in ambito astronomico. Le due culture hanno camminato in parallelo per secoli occupandosi dello stesso oggetto e, che lo abbiano saputo o meno gli stessi protagonisti della ricerca, molto probabilmente si sono influenzate a vicenda.
Proprio per riflettere su questo tema la Specola vaticana — in collaborazione con l’ambasciata della Repubblica Islamica d’Iran presso la Santa Sede — ha organizzato un convegno dal titolo «Il ruolo dell’astronomia nel cristianesimo e nell’islam», che si svolgerà dal 13 al 15 gennaio a Castel Gandolfo. Presentando l’evento venerdì 9 gennaio presso la Sala Marconi della Radio vaticana, padre José Gabriel Funes, direttore della Specola vaticana, ha sottolineato come la fonte principale di informazione per un astronomo è la luce, e la luce è la stessa per tutti, su tutto il globo, per qualsiasi cultura. La luce gioca un ruolo fondamentale, stabilisce i ritmi della vita, ed è pertanto un elemento importantissimo non solo nell’ambito della scienza e della tecnologia, ma anche in quello della religione e della cultura. Non è un caso, quindi, che l’incontro sia stato organizzato nel 2015, anno che le Nazioni Unite hanno dichiarato «International year of the light and light-based technologies» per celebrare il centenario delle equazioni di campo della relatività generale formulate da Albert Einstein nel novembre del 1915. In questo convegno, ha aggiunto padre Funes, l’attenzione sarà puntata sugli aspetti storici e culturali, ma non è escluso che dal confronto emergano novità scientifiche. Da parte sua Farid Ghassemlou, del Department of History of Science della Islamic Encyclopedia Foundation, ha sottolineato come nella storia le fonti scientifiche a disposizione di studiosi islamici e cristiani siano state le stesse, così come simili erano anche le sfide che gli esperti fronteggiavano. Secondo Ghassemlou quindi la questione che dobbiamo porci oggi è: le due culture hanno trovato le stesse risposte? E ancora: le traduzioni di testi scientifici dall’arabo al latino hanno portato agli scienziati europei informazioni che hanno influenzato il loro lavoro? Insomma: Galileo e Copernico, per fare solo qualche nome, hanno attinto anche al lavoro di altri? Un solo convegno, probabilmente, non sarà sufficiente a trovare le risposte. Per questo i protagonisti auspicano che l’iniziativa sia solo la prima di una lunga serie di colloqui che metta al centro il tema del dialogo culturale.
© Osservatore Romano - 10 gennaio 2015