Rivoluzione religiosa contro il fanatismo

1-  mani verso il cielo-medioIL CAIRO, 3. Il mondo musulmano non può più essere percepito come «fonte di ansia, pericolo, morte e distruzione per il resto dell’umanità». E le guide religiose dell’islam devono «uscire da loro stesse» e favorire una «rivoluzione religiosa» per sradicare il fanatismo e rimpiazzarlo con una «visione più illuminata del mondo». Se non lo faranno, si assumeranno «davanti a Dio» la responsabilità per aver portato la comunità musulmana su cammini di rovina. Non ha usato mezzi termini il presidente della Repubblica egiziana, Abdel Fattah El Sissi, per condannare il modo drammaticamente sbagliato in cui, a causa di una parte dei suoi membri, l’islam si sta presentando al resto del mondo.
Lo ha fatto nel corso di un intervento tenuto all’inizio del nuovo anno davanti a studiosi e leader religiosi dell’università Al Azhar (considerato il principale centro teologico dell’islam sunnita) riuniti insieme ai responsabili del ministero per gli Affari religiosi. Nel discorso — come riferisce l’agenzia Fides — il presidente egiziano ha preso di mira un «pensiero erroneo», da lui contrapposto a quello dell’autentico islam, fatto di un coacervo di idee e testi che «noi abbiamo sacralizzato nel corso degli ultimi anni» e che conduce l’intera comunità musulmana «a inimicarsi il mondo intero». A giudizio di El Sissi, i processi innescati dalla perversione islamista vanno bloccati. «È mai possibile — ha detto tra l’altro il leader politico arabo — che un miliardo e seicento milioni di persone possano mai pensare di riuscire a vivere solo se eliminano il resto dei sette miliardi di abitanti del mondo? No, è impossibile». L’intervento di El Sissi ha avuto i toni forti dell’ammonizione soprattutto per le guide religiose del mondo islamico. «Quello che io sto dicendo — ha infatti detto il presidente della Repubblica egiziana — non potete percepirlo se rimanete intrappolati dentro questa mentalità. Dovete uscire da voi stessi e osservare questo modo di pensare dal di fuori, per sradicarlo e rimpiazzarlo con una visione più illuminata del mondo». Secondo El Sissi, c’è dunque bisogno di una «rivoluzione religiosa» e gli imam e i mufti sono «responsabili davanti a Dio» delle scelte che determineranno il futuro dell’intera comunità musulmana. «Il mondo intero — ha scandito il presidente — sta aspettando la vostra prossima mossa. Perché l’Umma islamica viene lacerata, viene distrutta e va perduta, per opera delle nostre stesse mani». Dar Al Iftaa, istituzione religiosa sostenuta dal Governo egiziano, ha risposto all’invito del presidente El Sissi lanciando un progetto nazionale volto a correggere l’immagine dell’islam attraverso i social media, visite all’estero, pubblicazioni e l’emanazione di fatwa «più adatte all’età moderna». L’annuncio è stato dato da Ibrahim Negm, consigliere del gran mufti, in una dichiarazione alla stampa. Il 3 e 4 dicembre l’Al Azhar ha ospitato una conferenza su estremismo e terrorismo. Nel documento finale si definisce fra l’altro come criminale ogni azione tesa a costringere all’esodo forzato i cristiani che vivono nelle aree controllate da gruppi di militanti islamisti.

© Osservatore Romano - 4 gennaio 2015